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Evviva il futuro…

amando tutto ciò che è stato!

L’anno appena trascorso è stato un anno in cui la crisi economica ha ulteriormente fatto sentire i suoi terribili effetti. Il premier Matteo Renzi ha spinto con i suoi tweet nei primi giorni dell’anno cercando di trasmettere fiducia per l’anno nuovo: “Costituzione, legge elettorale, fisco, giustizia civile, PA, cultura-scuolaRai, GreenAct, lavoro. Facciamo sul serio, sarà un #Buon2015". Questo ha scritto il premier su twitter il primo giorno del 2015. “Alitalia e Ethiad volano insieme. Dopo anni di fallimenti inizia una nuova storia per un settore strategico della nostra economia”, e poi “Tasse meno 18 miliardi (80 euro, irap, bebè, contr.temp. ind). Si può fare di più. Ma dopo anni intanto x la prima volta meno tasse”, ha affermato sempre Renzi che ha inoltre promesso: “nel 2015 cambiamo regole pubblico impiego”.

Certo è fondamentale infondere ottimismo tra la popolazione, e il premier, che è un grande comunicatore, lo sa bene. Vero è che gli italiani incominciano a essere stanchi delle promesse e delle belle parole e vorrebbero vedere finalmente fatti concreti: calo delle disoccupazione (specie giovanile), aumento degli stipendi, effettivo calo della stretta fiscale, sburocratizzazione (una parola che a me piace poco), ripresa della crescita industriale, maggiori investimenti nella cultura e nell’istruzione,…

 

Per l’Italia il 2015 sarà l’anno dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, un presidente che dovrà obbligatoriamente incontrare il consenso di tutte le forze politiche. Sarà anche l’anno dell’Expo in cui l’Italia, reduce da un discreto semestre di presidenza europea appena terminato, dovrà mettere in vetrina tutto quanto di meglio ha da mostrare. Sarà l’anno della terza riforma della scuola in 15 anni, dopo i fallimenti delle due precedenti che hanno preso nome dai ministri che le hanno ratificate, Moratti e Gelmini.

 

Per Forlì il 2015 sarà un altro anno cruciale. Il primo febbraio l’inaugurazione della mostra dedicata a Giovanni Boldini ai Musei San Domenico poi, subito dopo, il 4 febbraio, l’inaugurazione di Eataly in piazza Saffi a Palazzo Talenti Framonti. La ripresa dei voli all’aeroporto Ridolfi potrebbe portare una ventata di ottimismo e fare di nuovo affluire in città quegli investimenti che negli ultimi anni sono mancati. Lo sport forlivese, in particolare il basket, nel 2014 ha vissuto momenti vergognosi e tristissimi; la vicenda Fulgor Libertas ha lasciato ferite che occorrerà molto tempo per poter cicatrizzare. Per fortuna però ci sono società sane come il Forlì Calcio, la Volley 2002 e la Fiorini Softball Club che continuano a far ben sperare nel futuro dello sport cittadino, specialmente ora che, dopo cinque anni, c’è un assessore nominato ad hoc che ci si sta dedicando anima e corpo.

 

Forlì, come del resto l’intero Paese, ha bisogno di ottimismo e fiducia. Ma nulla si ottiene senza un po’ di sacrificio. Ci vuole poi amore e passione per coinvolgere tutti in un cambiamento che è necessario e che deve essere affrontato con entusiasmo e senso di condivisione.

 

 

Come solitamente faccio nel primo appuntamento dell’anno di mentelocale, vorrei dedicare ai lettori una poesia. Quest’anno si tratta di un breve componimento dello scrittore e poeta portoghese Fernando Pessoa. Una piccola grande poesia, vero e proprio manifesto a cui ispirarsi e da cui prendere indicazioni per come atteggiarsi nei confronti della vita e del tempo che passa, delle cose belle che ci hanno fatto stare bene e dei dolori che ci hanno segnato ma che hanno contribuito a farci crescere.

In altre occasioni abbiamo avuto modo di scrivere che ci troviamo di fronte a una serie infinita di emergenze da risolvere, dovute in gran parte alla gravità della crisi economica e della crisi etica che stiamo vivendo. Da qualche parte è necessario partire. Iniziamo allora da tutto ciò che fa parte della nostra storia e della nostra cultura che deve essere tutelato e salvaguardato con impegno e buona volontà da parte di ognuno. Senza sapere da dove veniamo non potremo mai decidere dove vogliamo andare. Il nostro futuro è strettamente collegato al nostro passato. “Tutto ciò che è stato” ci ha resi quelli che oggi siamo, nel bene e nel male. Amare ciò che è stato significa perciò comprendere meglio il presente per gettare le basi di un futuro migliore. Sembra semplice ma non lo è
 sembra difficile ma è più semplice di quanto si creda.

 

È necessario, oggi più che mai, prendere consapevolezza e capire che il bene individuale passa attraverso il bene della collettività. Allora mettiamoci all’opera senza sprecare altro tempo. La ripresa arriverà e forse un giorno, riguardandoci indietro, ameremo anche questi momenti difficili che ci hanno aiutato a comprendere quale fosse la strada da imboccare.

 

Buon anno a tutti!

 

 

Amo tutto ciò che è stato di Fernando Pessoa

 

Amo tutto ciò che è stato,

tutto quello che non è più,

il dolore che ormai non mi duole,

l’antica e erronea fede,

l’ieri che ha lasciato dolore,

quello che ha lasciato allegria

solo perché è stato, è volato

e oggi è già un altro giorno.


Marco Viroli

sabato 10 gennaio 2015