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“FATTI E MISFATTI A FORLÌ E IN ROMAGNA”

IN UN SOLO LIBRO, 55 “PICCOLE STORIE” PER COMPORRE LA “GRANDE” STORIA

“FATTI E MISFATTI A FORLÌ E IN ROMAGNA”

“Fatti e misfatti a Forlì e i Romagna” è un piccolo libro, senza tante pretese, nato dalla raccolta di molti articoli da noi pubblicati, separatamente o a doppia firma, su «Diogene», «Il Momento» e altre testate locali, come pure su alcuni siti internet online tra cui 4Live e RomagnaPost. Altri articoli sono invece originali e sono stati scritti nel momento in cui si andava delineando la struttura del libro. I capitoli sono in tutto cinquantacinque e trattano argomenti tra i più disparati: da Dante all’arrivo della ferrovia, da Machiavelli alla passione dei romagnoli per il ballo, da San Pellegrino alla ricetta per preparare il “savor”, dall’immancabile Madonna Caterina ai pionieri del “liscio” romagnolo…
Per dare un senso al volume, in fase di editing abbiamo cercato di riportare i fatti trattati in ordine cronologico, non di pubblicazione ma di argomento, in modo tale da creare un flusso temporale più o meno continuo in cui la storia di Forlì e della Romagna si snodano dall’Alto Medioevo fino ai giorni nostri.

 

Anche se ogni capitolo si può leggere a sé stante, il lettore si renderà conto di come molti temi e molti personaggi si intersechino tra di loro, vere e proprie tessere di un mosaico che attende di essere completato per formare il disegno completo.
Quando, una volta pubblicato, abbiamo avuto tra le mani “Fatti e misfatti”, la sorpresa è stata grande anche per noi che lo abbiamo scritto questo libro fatto di storia, ma soprattutto di storie. Un libro che non resterà un episodio isolato e fine a sé stesso, ma avrà certamente un seguito, perché di storie da raccontare sulla nostra città e sulla Romagna ne abbiamo ancora tante, augurandoci che voi lettori abbiate la compiacenza di continuare a leggerci!
Marco Viroli e Gabriele Zelli, dicembre 2016

FATTI E MISFATTI DI ROMAGNA PER CAPIRE LE NOSTRE RADICI
L’intervista a Marco Viroli coautore con Gabriele Zelli
di Maria Teresa Indellicati (dal «Corriere di Romagna», 13 dicembre 2016)

Marco Viroli e Gabriele Zelli hanno iniziato il “tour” delle presentazioni del loro ultimo libro, una nuova “opera a quattro mani” che ancora una volta mette in luce i talenti dei due ricercatori romagnoli. «E’ soprattutto un’altra “pennellata” a quel grande affresco della storia forlivese a cui, pezzo per pezzo, lavoriamo da anni - commenta Marco Viroli-. C’è però una novità sostanziale: il gradimento da parte di un pubblico più giovane rispetto a quello dei “Personaggi”, di lettori attirati dal fascino che queste cinquantacinque storie hanno di per sé». (…)
«Sono storie di omicidi e di tradimenti -spiega Viroli- ma anche eventi di cronaca: un filone nuovo, non legato a un personaggio particolare o a  un ambito delimitato fra Ottocento e Novecento, anzi, circa la metà del libro parla di periodi più antichi della storia di Forlì».
Viroli si dedica infatti ai personaggi prediletti come Caterina Sforza, o quei «Nobel ante litteram» che sono Girolamo Mercuriali e Giovan Battista Morgagni: «il primo, che comprende le proprietà dell’esercizio fisico per la salute ed è fra gli antesignani della moderna pediatria, iniziando a considerare il bambino non un “piccolo adulto” ma un’entità in divenire. Morgagni è a sua volta fra i fondatori della anatomopatologia e delle sue scoperte, ma Forlì dà i natali, oppure ospita, moltissimi altri personaggi a cui noi non diamo l’importanza che meritano: mi colpì per esempio scoprire che in Brasile san Pellegrino Laziosi è notissimo e, grazie a lui, è notissima Forlì! Come patrono dei malati terminali delle malattie più terribili, come il cancro o l’Aids, è venerato infatti in quel paese e in tutto il mondo… e noi ci limitiamo a dedicargli la festa dei cedri il 1° maggio!». Tante quindi le “scoperte” di Viroli e Zelli, per un volumetto «che è uno stimolo sia per noi che, ci auguriamo, per i lettori, per conoscere meglio il nostro territorio anche su fatti meno noti o dimenticati come la tragedia dei 17 forlivesi di Bussecchio morti nel luglio del 1949 nell’affondamento della motonave Consolata al largo di Cesenatico».
Ma sono molte anche le curiosità: l’origine della pesca nettarina, per esempio, o la reazione all’introduzione della bicicletta, divenuta uno dei grandi amori dei romagnoli, ma fonte di scandalo, all’inizio, se a utilizzarla erano donne… o preti!
È un’armonia fatta di equilibri e di collaborazione quella che si è costruita negli anni fra i due autori: «Zelli da sempre si occupava della storia locale -ricorda Viroli-, per quanto riguarda me, invece, la passione è nata come esigenza di fare il punto, di capire meglio le mie radici, per comprendere meglio dove sto andando. Anche avere due figli piccoli è stato un incentivo a questo bisogno di “chiarezza”, oltre che una speranza che, quando saranno grandi, leggeranno i libi del loro babbo! Ma nel nostro incontro letterario è nata qualcosa, che rende più leggero e più “facile” l’atto della scrittura, e quello della ricerca che lo precede. Credo infatti che scrivere sia prima di tutto una responsabilità verso chi legge: per questo penso che ci abbiano fatti incontrare proprio l’esigenza di scrivere cose “vere”, privilegiandole al romanzo o alla poesia, e quell’imperativo di cui parlava Borges, per cui “puoi scegliere quello che leggi, ma non ciò che scriverai”…».

Quarta di copertina di Roberto Casalini
«Forse solo quanti sono costretti a lasciare il luogo della loro vita e della loro origine sanno per intero quanto significhi il paese in cui viviamo, gli amici con i quali siamo cresciuti, l’andirivieni delle strade e dei vicoli della città nella quale abitiamo: insomma, tutto ciò che ha contribuito potentemente a definire la nostra identità: perché, in grandissima parte, noi siamo la terra in cui viviamo e, insieme, la somma delle memorie del nostro villaggio.
Marco Viroli e Gabriele Zelli conoscono ormai da gran tempo il profondo significato della identità; allo stesso modo sanno quanto sia preziosa la categoria della forlivesità, della quale hanno chiaro chi sono essi stessi e i loro concittadini, e per questo da anni interrogano le memorie della città.
Così ora tornano a fare in questo libro straordinario, nel quale rivive la remota Forlì medievale di Dante, di Barbara Manfredi, di Caterina Sforza, su su fino al nostro tempo, alle sue allegrezze e ai suoi drammi: il liscio romagnolo, la passione per il ballo, i murales cileni simbolo di libertà, la tragica morte di Roberto Ruffilli: un vasto arazzo, un bene prezioso da conservare, un deposito di passione civica e di memorie, e anche una lettura di coinvolgenti e divertenti scoperte».

“Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” è stato pubblicato grazie al generoso contributo di Carlo e Filippo Venturini, Fideuram, Private banker, viale Vittorio Veneto 9/a Forlì.

 


Marco Viroli

venerdì 16 dicembre 2016