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Le isole ambientali

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Bentornati nel nostro piccolo spazio dedicato alla sicurezza. Ci siamo lasciati la scorsa settimana cercando una soluzione al dispendio di vite e di soldi che caratterizza le strade italiane. Dall’Olanda alla Germania, fino al nord Italia questa soluzione è stata già implementata, ora basterà adottarne il metodo.

Dal 1995 sono state introdotte anche in Italia delle isole ambientali “finalizzate al recupero della vivibilità degli spazi urbani” come “strumenti finalizzati al miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza delle strade, nonché la riduzione dell’inquinamento acustico/atmosferico e del risparmio energetico”.

Sono zone a velocità di percorrenza ridotta, caratteristica che permette di ridurre la larghezza delle corsie (per l’occupazione cinetica dello spazio lo spazio necessario agli ingombri delle sagome aumenta al crescere della velocità), riduce notevolmente gli spazi di frenata, contiene i fenomeni di inquinamento acustico ed atmosferico (PM10, CO, Nox) fino al 30%, anche il consumo di carburante si riduce (ed i costi di trasporto). La probabilità di decesso di un utente debole della strada (pedone, ciclista) in caso di collisione crollano vertiginosamente al contenimento della velocità.

Il pregiudizio da superare è che rallentando la velocità massima si perda più tempo. Infatti il paradosso (para-doxa, oltre la realtà) è che rallentando la velocità massima, il traffico migliora e, senza frenate e ripartenze, la velocità media non cambia.

La velocità moderata inoltre permette una interazione positiva con l’ambiente, il cono visivo aumenta il proprio raggio (si può osservare un campo più ampio), e la percezione reciproca tra utenti diversi della strada (automobilisti, pedoni, ciclisti) aumenta e rende più facile la comunicazione riducendo i comportamenti pericolosi.

Un ambiente urbano più vivibile, inoltre, favorisce anche le attività economiche dato che la quasi totalità degli acquirenti dei negozi di quartiere (commercio di prossimità o di vicinato) sono pedoni (che insieme ai ciclisti, riuscendo a portare meno cose rispetto agli automobilisti, passano più spesso ed acquistano più volte), e – tratto non indifferente – tutti i residenti guadagnano dall’aumento di valore delle case.

Oltre a tutto questo, le isole ambientali, caratterizzate dal limite di velocità di 30 km/h e dalla presenza di rallentatori acustici ed ottici, dossi e spartitraffico, portano una naturale incentivazione psicologica a percorrere brevi tratti a piedi e/o ad utilizzare la bicicletta o i mezzi pubblici. E  questa interazione positiva con l’ambiente, che a questo punto, reso più umano, passeggiabile e sicuro, viene ripopolato di persone e colori, porta ad un “rilassamento empatico” che causa anche una maggior propensione degli automobilisti a fermarsi per dare precedenza ai passaggi pedonali.

Non vale allora la pena di alzare un po’ il piede dal gas e provare a superare qualche pregiudizio?

 

Auguro a tutti una settimana sine cura


Michele Donati

venerdì 16 marzo 2018