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Sicurezza in Italia

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Bentornati nello spazio dedicato alla sicurezza.

Stamattina sono rimasto colpito da un giornale cittadino online: le prime quattro notizie, in ordine, erano: incidente mortale in via Bertini (invasione di carreggiata), nuovo furto con spaccata in un importante negozio di biciclette (ultimo precedente, stesso negozio, il 6 ottobre), incendio domato dai Vigili del Fuoco a san Martino, protesta della polizia penitenziaria per l’ennesima aggressione subita da detenuti.

Nel frattempo attendiamo a Predappio due manifestazioni (non contemporanee): l’una di nostalgici che vedono in Predappio la terra natia del massimo esponente della destra sociale italiana, l’altra di nostalgici di altro tipo che vedono in Predappio la terra natia dell’unica ragione che ha accomunato per un pur breve periodo storico tutte le forze, democratiche e non, d’Italia (escluso il partito di quelli sopra) sotto una stessa egida, che ognuno ha raccontato essere la propria.

Quest’ultimo è un chiaro esempio di come davvero stiamo attraversando un’epoca dove ciò che pare importante non sono i fatti, ma solamente le loro interpretazioni. Come è possibile che il popolo sia così diviso tra chi esalta un leader forte che rese forte il Paese (secondo alcuni) ed un criminale in grado solo di prevaricare e reo di aver provocato danni gravissimi al Paese ed al popolo italiano (secondo altri)?

Ed io devo parlare di sicurezza. Mi trovo un po’ in imbarazzo. Ci sarebbe tanto da dire, ci sarebbe tantissimo da fare.

Siamo un Paese che vorrebbe più polizia sulle strade, più controlli, maggiori margini di intervento per le forze dell’ordine, contemporaneamente vorremmo non essere toccati da questi controlli, trattiamo con fastidio le divise accade a noi di essere fermati, se viene verificato il nostro tasso alcolemico dopo appena una cena fuori. “Con un paio bicchieri di vino non sono mica ubriaco! E’ il limite a 0,5 che è troppo basso, è fatto per chi non regge l’alcol, io sono diverso!” Quanti di noi hanno almeno un amico che ha ripetuto queste frasi almeno una sera? E quante volte è capitato di farlo in prima persona? Non mi interessa una confessione pubblica, ma ognuno conosce se stesso.

Forse per cominciare a parlare seriamente di sicurezza dobbiamo cominciare a rispettare in prima persona le regole che creano sicurezza. Per noi e per chi ci circonda.

Altrimenti rischiamo di fare sempre la figura dell’italiano confusionario ed inaffidabile, che dà la colpa ad altri per i mali che si è .

E noi siamo più di questo.

 

Auguro a tutti una settimana sine cura.


Michele Donati

giovedì 25 ottobre 2018