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GIARDINO ORSELLI di Gabriele Zelli

GIARDINO ORSELLI di Gabriele Zelli

L’area verde che sorge nella prima parte di via delle Torri, chiamata Giardino Orselli, prende nome dal grande palazzo settecentesco che vi sorgeva e che venne abbattuto nel 1965 per motivi di sicurezza in base a un'ordinanza dell'allora sindaco Icilio Missiroli. L'edificio, costruito nella seconda metà del Settecento su disegno di Luigi Mirri, fu voluto e abitato dai conti Brandolini fino all'estinzione della casata, nel 1783 passò alla famiglia Papini che a sua volta lo cedette agli Orselli. Negli anni Venti del Novecento arrivò in proprietà alla "Società Pro Juventute" della Congregazione dei Padri Filippini, che lo destinarono a Collegio educativo maschile. Con la loro definitiva partenza da Forlì, poco prima del Secondo conflitto mondiale, il palazzo passò in proprietà alla Curia vescovile che non sapendo a quale uso destinarlo lo cedette al Comune. 

I bombardamenti sulla città durante l'ultimo conflitto lo danneggiarono, anche se non in maniera irrecuperabile. Tutti gli alloggi secondari furono dati in comodato a famiglie di forlivesi rimaste senza casa, mentre l'appartamento nobiliare, che presentava qualche decorazione di pregio, subì danni a causa della permanenza di soldati delle truppe polacche che vi si acquartierarono. I militari, per tutto il periodo che vi rimasero, non ebbero nessun rispetto tanto da bruciare per riscaldarsi le porte, gli stipiti e tutto quello che poteva produrre calore. 

Un sopralluogo di tecnici del Comune, nel 1965, certificò che l'edifico risultava ammalorato nelle strutture portanti tanto da indurre l'Amministrazione a disporne la demolizione. A quel punto alcuni imprenditori proposero di realizzare il nuovo teatro comunale, in sostituzione di quello andato perduto nel 1944. Non se ne fece nulla perché l'ipotesi di concedere il terreno per la realizzazione di negozi al piano terra e la sala spettacolo al primo piano era forse troppo all'avanguardia e determinava un rapporto con i privati che sicuramente non era nella sensibilità dei partiti sia di maggioranza sia di opposizione. 

Il parco fu voluto dalla municipalità poco tempo dopo, nei primi anni ’70, e venne progettato dai tecnici comunali, ingegnere Alvaro Caneti e geometra Elvio Cicognani. Sulla sua superficie convivono cedri, cipressi, tassi, querce, ippocastani, tigli, aceri, ginkgo biloba, … Nel corso degli ultimi anni vi sono state collocate due sculture: "L’albero della chiarezza", opera in pietra ideata dal poeta romagnolo Tonino Guerra, sulla quale è incisa la frase «Questo albero di pietra per ricordare i boschi diventati cenere»; "Il carabiniere", bronzo realizzato da Gianni Cinciarini, voluto dalla locale sezione forlivese dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Una parte è occupata dal Ristorante Benso, frutto della trasformazione di un chiosco-bar presente fin dall'inaugurazione dell'area verde.

Da una parte il Giardino Orselli è delimitato da "E' borg dal sarach che si allunga verso piazza Cavour, la cosiddetta “piazza delle Erbe”, ove si trova il Mercato ortofrutticolo della città, recentemente ristrutturato e denominato “ Mercato delle Erbe”

Il suggestivo nome di "Borgo delle saracche" trae origine da quella che era la piccola bottega di alimentari della Zaira che vendeva sardine, esposte al pubblico in barili aperti, di sicuro impatto olfattivo, e che costituivano assieme al pane uno degli alimenti principali della povera gente.

Stenio Antonelli, che ha gestito un negozio di tendaggi e biancheria per la casa, nel libro dedicato al borgo racconta: “Per un forlivese passare da queste parti la mattina presto significava iniziare bene la giornata. Mio padre, che faceva il muratore, arrivava in bicicletta dalla Zaira con del pane manifestando a viva voce l'intenzione di voler fare colazione. La donna infilava un "ramaiolo" nel barile ed estraeva un pesce. Dopo averlo sbattuto un poco, lo inseriva fra le due fette di pane ed era fatto".

                                                                                                                                

Dalla parte opposta il giardino confina con la via Orselli, la strada che costeggia l'imponente Palazzo Piazza Paulucci, che prende nome delle due antiche famiglie nobiliari che ne furono proprietarie. Oggi sede della Prefettura, il palazzo costruito nel XVII secolo, periodo di massimo splendore della famiglia Piazza, ricorda molto da vicino i palazzi Laterano e Farnese di Roma.

Da una parte opposta di via delle Torri si estende Piazza Cavour, un tempo interamente occupata dalla gloriosa e antica Chiesa e dal Convento di San Francesco Grande che, dopo San Mercuriale e il Duomo, era il luogo di culto più importante della città. Al suo interno l’imponente edificio, costruito tra il 1250 e il 1266, ospitava preziose opere d’arte nonché le tombe di molti dei componenti della famiglia Ordelaffi. Nel 1483, per volere di Girolamo Riario, la chiesa fu impreziosita dall’aggiunta di alcuni chiostri. La pavimentazione interna recava le effigi di molte illustri personalità della città mentre numerose cappelle erano abbellite da dipinti, marmi e monumenti. Tra queste quella che spiccava maggiormente era la Cappella Lombardini, la più ricca e armonica che il Rinascimento forlivese abbia prodotto, sulla cui parete laterale era posto il sarcofago di Bartolomeo Lombardini, medico personale degli Ordelaffi.

Tra il 1837 e il 1840, il Foro Annonario, progettato dall’architetto Giacomo Santarelli, prese posto dell’antico Convento di San Francesco. L’opera fu finanziata dal Comune per riunire in un solo punto la vendita della carne e del pesce che, fino a quel momento, si svolgeva nell’oramai inadeguata piazzetta dell’Antica Pescheria di corso Diaz.

Nel 1890, nella piazza antistante, dove già si teneva il mercato delle granaglie, fu trasferito anche quello delle erbe, che fino ad allora aveva sede in Piazza Grande. A testimonianza di questa specifica vocazione mercantile, piazza Cavour fu da allora chiamata dai Forlivesi “piazza delle Erbe”. La primitiva fisionomia e la natura stessa dello svolgimento del mercato, subirono notevoli adattamenti e trasformazioni, soprattutto durante il corso delle due guerre mondiali.

 

In piazza Cavour, il 27 giugno 1885, sulla spinta dell’epidemia di colera che si stava diffondendo in Italia dall’anno prima, ebbe inizio una perforazione artesiana alla ricerca di acqua potabile. Nel 1884 gli amministratori comunali avevano incaricato gli ingegneri Antonio Zannoni di Bologna e Olindo Umiltà di Forlì di studiare il modo per rifornire la città di acqua potabile in quantità adeguata. La carenza idrica era da sempre uno dei principali problemi per la comunità locale, ulteriormente appesantito dal fatto che l’uso di quella estratta dai pozzi artesiani, spesso di pessima qualità, causava malattie intestinali anche gravi. Gli ingegneri incaricati presentarono allora due progetti: il primo prevedeva la riattivazione dell’antico Acquedotto di Traiano, il cui punto di partenza era stato localizzato dalle parti di Meldola; il secondo prendeva in considerazione l’utilizzo delle acque sotterranee del fiume Rabbi, mediante perforazione artesiana. L’opera di trivellazione durò tre anni e la trivellazione raggiunse quota 308 metri (285 sotto il livello del mare), senza che venisse trovata abbondanza di acqua. Solo poco oltre 70 metri esisteva una discreta vena. Fu così che nel 1887 venne disposta la sospensione dei lavori. A ricordo di quell’impresa e per l’uso del mercato e delle case vicine furono installate due fontanelle, tuttora presenti, anche se non più nella conformazione originaria e attualmente non funzionanti.  


Redazione Diogene

martedì 27 agosto 2019