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Parco Ronco Lido di Gabriele Zelli

Parco Ronco Lido di Gabriele Zelli

Concludiamo la rassegna alla scoperta dei parchi di Forlì con l'articolo di Gabriele zelli dedicato all'area del Ronco Lido.

L'area del Ronco Lido, per decenni unico ed insostituibile polmone verde dell'omonimo quartiere, in origine era una semplice appendice stradale della provinciale via Bidente. Con la costruzione, negli anni 1956/'57, dell'argine del fiume delle dimensioni che tuttora si possono notare, i soci della Cooperativa del Ronco Lido e i giovani del luogo si fecero promotori della realizzazione di un modesto campo da calcio e di un primo campo da tennis. Giovani e anziani della frazione offrirono gratuitamente e con entusiasmo la loro opera, mentre l'Amministrazione Provinciale di Forlì, allora proprietaria dell'area, provvide a fornire macchinari e materiali. Nel 1967, in seguito ad un ulteriore consolidamento degli argini, la Provincia ristrutturò gli impianti esistenti e realizzò un vero campo da calcio e il relativo spogliatoio per assecondare le richieste di alcuni gruppi organizzati di calciatori del luogo. Pochi anni dopo, 1970/'71, furono realizzati due campi da tennis, gli spogliatoi, una piattaforma per il pattinaggio e la pallavolo. L'anno successivo, fu predisposto un piccolo parco giochi per i bambini dotato di modeste attrezzature. Non venne neppure trascurata l'esigenza di rivitalizzare l'adiacente parco con molti alberi pregiati. Tutte le attività gravitavano attorno a un edificio ad uso bar e ristorazione, dove a lungo ha operato una frequentata pizzeria. 

Il polisportivo fu intitolato a Albo Sansovini, detto Dik, nato il 3 gennaio 1925 che risiedeva in una casa in via Bidente. Dopo l'8 settembre 1943 scelse di partecipare alla Resistenza, prima come appartenente ai GAP (Gruppi di Azione Patriottica), poi come partigiano. Sempre pronto all'azione, durante un rastrellamento rimase isolato dal suo nucleo e fu catturato a Faenza il 30 maggio 1944. I compagni lo attesero invano, inutilmente lo cercarono, ma Sansovini era lontano, sotto le incalzanti torture che sopportò senza rivelare nessuna informazione che potesse nuocere alla causa antitedesca e antifascista. 

Dal 1978 al Ronco Lido è collocata una lapide che lo ricorda con questo testo: "IL 26 giugno 1944 a soli 19 anni veniva fucilato dai nazifascisti a Bologna Albo Sansovini - Dik - valoroso combattente per la libertà d'Italia. Nel 34° anniversario del suo sacrificio l'A.N.P.I. e la popolazione del Ronco pongono questa lapide ad intestazione del Centro Sportivo affinché i giovani affinando il corpo nella pratica sportiva ricordino che altri giovani in altri tempi offrirono la loro libertà per la Pace la Giustizia la Libertà".

Dal 1984 il Comitato di Quartiere prima e successivamente il Consiglio della Circoscrizione n. 6, in particolare nel periodo in cui è stato presidente Libero Pantoli, che era residente al Ronco ed era stato uno dei protagonisti della realizzazione degli impianti, chiesero il passaggio della proprietà dell'area e delle strutture dalla Provincia al Comune "al fine di garantire una adeguata manutenzione e la possibilità di un eventuale ampliamento e radicale ristrutturazione, oltre che una gestione sociale conforme agli altri impianti della città di Forlì.Nonostante il passaggio di proprietà fosse stato inserito fra le priorità individuate nel 1985 dal nuovo Consiglio della Circoscrizione n. 4 (nel frattempo le Circoscrizione erano state ridotte da 8 a 5 ndr), solo il 17 luglio 1990 fu possibile stipulare l'atto di acquisto da parte del Comune al costo simbolico di un milione di lire. Contestualmente la Provincia cedette all'Amministrazione civica anche la piscina di via Turati alla stessa cifra. Chi scrive, in qualità di Assessore all'Edilizia Pubblica e al Patrimonio del Comune di Forlì, seguì la complessa e articolata trattativa che portò al cambio di proprietà dei due impianti. Oltre ai vari aspetti di carattere burocratico da superare, che non furono pochi non esistendo documenti sulla fase iniziale della realizzazione degli impianti del Ronco, come concessioni edilizie e certificati di accatastamento avendo privilegiato agli aspetti formali la voglia di fare di cittadini del posto, si approfondì più volte, e in alcuni casi con pareri contrapposti, se la corresponsione della cifra simbolica di 2.000 di lire per due impianti dal valore di gran lunga superiore non potesse configurare un danno erariale per la Provincia.

 

La zona in questione è strettamente connessa con il fiume Bidente-Ronco, che nasce dai contrafforti dell'Appennino in un tratto compreso tra Monte Falco e Cime Termine (da una quota di 1.500 metri) e si sviluppa dall'unione di più rami: quello di Pietrapazza, Strabatenza, Rio Fiumicino, quello di Ridracoli, quello di Celle, Campigna e Corniolo. La sua lunghezza, misurando semplicemente l'asse delle valli attraversate, risulta di 82 chilometri, a cui vanno aggiunti circa 10 chilometri dell'ultimo tratto fino al mare. A nord della via Emilia il fiume segue un andamento artificiale, frutto dell'intervento dell'uomo, che ha indotto le acque del Ronco ad incanalarsi secondo un piano atto a trasformare il precario ed instabile ambiente naturale di origine alluvionale, unendosi infine nei pressi di Ravenna con il fiume Montone, dando origine ai "Fiumi Uniti", per sfociare infine in Adriatico a Lido di Dante.

Di particolare interesse risulta l'analisi dei toponimi Ronco e Bidente. Anticamente il fiume aveva un percorso piuttosto tortuoso, attraversava una fitta rete di boscaglie. Nel Medioevo il termine "ronco" denota anche "sterpeto", bosco fitto, bosco dissodato come "runco", "runchiare", "sarchinare". "Runcus" poteva poi significare "terra dissodata" a roncola. Il nome è comunque molto comune in Romagna e sembra derivare, appunto, dai boschi che in epoca medievale erano diffusi sul territorio. 

La parola Bidente, nella tradizione letterarale, denota "due denti" (bidens, bidentis) e trae origine dalla conformazione stessa del fiume.

Sono ormai lontani i tempi dei birocciai, fino al dopoguerra uno dei mestieri più diffusi da queste parti, rastrellavano la ghiaia, o caricavano la sabbia, direttamente nel letto del fiume e portavano il materiale raccolto ai vari cantieri edili della città e dei dintorni. Sono ancora più lontani i tempi in cui il fiume era il luogo prediletto delle lavandaie che per la stesura dei panni lavati potevano contare sui tanti cespugli che spontaneamente crescevano in zona. 

Addirittura sono remote le stagioni estive in cui, anche grazie all'avvio dell'attività il 19 novembre 1881 della linea ferroviaria a scartamento ridotto, il Tramwaj, che collegava Meldola con Forlì, sulle rive del fiume si andava a prendere il sole e si facevano i bagni, a discapito della zona di San Martino in Strada, come annota il conte Filippo Guarini nel suo Diario, dove i residenti in città si recavano, attratti da alcune vaste golene del fiume Rabbi che determina tuttora aree particolarmente adatte per passare qualche ora di svago e di riposo, che però non sono più frequentate. In una incisione di inizio secolo XIX di G. Trassenotti l'autore nell'illustrare la zona oggetto di questo scritto disegna anche un "casetto per i bagni" (un luogo dove ci si poteva cambiare) e la "strada che conduce al bagno", ecco perché il luogo si chiama "Ronco Lido". 

 

Il fiume nel corso dei secoli è stato protagonista di numerose piene; la più famosa è sicuramente quella del 30 maggio 1939, quando l'acqua ricoprì l'intera campagna a ridosso dell'alveo travolgendo raccolti e bestiame, ma senza causare vittime. Alcuni abitanti del luogo raccontano che "Dalla Grotta (località limitrofa) alla via Emilia era un'interrotta distesa di acqua, che entrava perfino nelle case". Si registrarono delle vittime invece nel novembre 1944, quando una piena sorprese i soldati inglesi da una parte del fiume in attesa di attraversarlo e i tedeschi dall'altra che avevano il compito di ritardare l'avanzata dell'esercito degli Alleati. 

Ronco Lido è anche collocato ai margini dei Meandri del fiume Ronco, dichiarato sito di interesse comunitario dalla Regione Emilia-Romagna, che si sviluppano verso il tratto pedecollinare all’altezza di Carpena e Selbagnone, presso Forlimpopoli, da Para a monte fino alla confluenza dell’Ausa Nuova a valle, in corrispondenza di quell’area inselvatichita di vecchie cave di ghiaia e sabbia e bacini derivati, nota e istituita dal 1984 come Oasi faunistica di Magliano. L’ambiente di alta pianura circostante, fortemente antropizzato, è caratterizzato da terreni agricoli, prevalentemente da frutteti, vigneti e seminativi. Il corso fluviale, la presenza di alcuni bacini tra cui il principale con fredde acque di falda, spazi in abbandono e margini a gestione sostenibile per scopi ricreativi rendono il contesto ecologicamente molto interessante. L’importanza fondamentale del sito risiede nel ruolo di corridoio ecologico di tipo ripariale che l’area svolge nell’ambito della rete naturalistica di collegamento tra Appennino e pianura romagnola, analogamente a quanto accade per i vicini siti di Scardavilla e Ladino (più forestali, soprattutto il primo). Corpi d’acqua corrente e stagnante (15%), boscaglie (10%) e boschi di tipo ripariale (25%), con salici, pioppi e ontani e vegetazione palustre più qualche elemento di foresta più asciutta ricoprono complessivamente circa la metà della superficie del sito in un mosaico abbastanza variato che ospita in particolare presenze faunistiche di pregio. Un habitat di interesse comunitario - boschi ripariali di pioppi e salici - copre quasi il 20% della superficie del sito. In misura minore, si riscontrano ulteriori 7 tipi di habitat, 4 acquatici (1 di acque correnti) e 3 di tipo erbaceo.

L’area dei Meandri del fiume Ronco accoglie numerose specie faunistiche di rilievo, in particolare di ambiente acquatico. Tra gli uccelli, Martin pescatore, Tarabusino e Bigia padovana (Sylvia nisoria) risultano nidificanti; la presenza di quest'ultima specie è di particolare interesse in quanto rara ed estremamente localizzata in Regione. L'avifauna nidificante conta ulteriori, numerose specie tipiche degli ambienti di campagna e ripari della pianura e della fascia pedecollinare: rilevante è la presenza lungo le sponde erose del fiume Ronco di colonie di Topino (Riparia riparia) e Gruccione (Merops apiaster). Tra gli anfibi, è di interesse comunitario la presenza del Tritone crestato (Triturus carnifex); non manca la Raganella italica (Hyla intermedia). Rettile acquatico di notevole interesse, è presente la testuggine palustre (Emys orbicularis). I pesci annoverano cinque specie di interesse comunitario: Barbo (Barbus plebejus), Barbo canino (Barbus meridionalis), Lasca (Chondrostoma genei), Vairone (Leuciscus souffia) e Cobite comune (Cobitis taenia). 

La previsione di “Parco Fluviale” contenuta nel Piano regolatore generale del Comune di Forlì, consentirebbe di avviare un processo di riqualificazione complessivo della zona attraverso una sua valorizzazione ambientale e paesaggistica. Nell’ambito del territorio del Comune di Forlì, il progetto interessa circa 4 Km dell’asta fluviale del fiume Ronco. I molteplici interventi estrattivi succedutisi negli anni hanno prodotto alcuni specchi lacustri rivelatisi talmente interessanti dal punto di vista naturalistico ed ambientalistico, da essere inseriti dalla Regione Emilia-Romagna fra i Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) con il nome di “Meandri del fiume Ronco”.

Nel periodo in cui chi scrive ha ricoperto per l'ultima volta le funzioni di Assessore all'Urbanistica e alla Pianificazione territoriale (2004-2009) il progetto complessivo di valorizzazione, promosso dalla Provincia di Forlì-Cesena, fu condiviso dai Comuni di Forlì, Bertinoro, Forlimpopoli. Gli enti coinvolti manifestarono la volontà di attuare il protocollo d’intesa sottoscritto nel 2003, con l’elaborazione di un “piano territoriale” omogeneo e condiviso. Tale piano sarebbe servito da indirizzo per gli atti di pianificazione che le Amministrazioni avrebbero dovuto adottare nelle zone in questione e doveva fungere anche da linea guida per gli interventi di sistemazione fluviale disposti dagli Enti competenti. Di tutto ciò si è fatto ben poco, a parte qualche meritevole eccezione; da parte del Comune di Forlimpopoli per la valorizzazione delle aree della zona dello Spinadello; l'avvio di una attività di ristorazione e ricettiva a corona del lago Foma, poco oltre il Ronco Lido; la mobilitazione di alcune associazioni, nonché il mantenimento delle attività del Golf Club "I fiordalisi" e del "Lago del Sole", un impianto di pesca sportiva.

Nel contempo ha assunto maggiore rilevanza il percorso lungo gli argini del fiume, davvero splendido, in un ambiente naturale ricco di vegetazione e fauna, che è entrato a far parte della Via Romea Germanica che ora è tenuto ben pulito ed accoglie non solo i pellegrini, ma anche cittadini sempre più numerosi che fanno passeggiate, jogging o lo percorrono in bicicletta o a cavallo. 

 

Altro elemento distintivo del Ronco Lido è il ponte sul fiume che ha una storia antichissima: all'inizio non era altro che un guado, poi un ponte di legno all'epoca dei Galli, legno con spalle di pietra al tempo dei Romani, pietra e mattoni nel Medio Evo, poi di nuovo in legno. Nel muro di una delle casette limitrofe fu posta nel 1263 una lapide, che è stata asportata nel 1840 ed oggi è conservata nel lapidario dei Musei di Palazzo Merenda, con un testo in latino che per comodità si riporta in italiano: "Questo ponte è stato costruito dalla comunità di Forlì ad onore di Dio e ad utilità dei viaggiatori nell'anno del Signore 1263, indizione sesta, al tempo dei nobiluomini Ardizzone Acarisi Podestà di Forlì e Forlimpopoli, e Lamberto Di Rodolfo Graziani Capitano del Popolo forlivese". 

Dal volume "La città di Forlì e i suoi dintorni" di Ettore Casadei, pubblicato nel 1928, si apprende che il ponte venne ricostruito definitivamente in mattoni a metà dell'Ottocento durante il pontificato di Papa Pio IX, come si poteva rilevare da un'iscrizione marmorea: "Providentia Pii Pont. Max. Sac. Princ. An. VI Perfecit", andata distrutta durante il Secondo conflitto mondiale quando l'esercito tedesco in ritirata distrusse tutti i ponti sui fiumi e sui principali canali. Si salvò solo quello di via Ponte Rabbi perché le micce di detonazione che dovevano innescare gli esplosivi collocati sotto le arcate non funzionarono. 

La distruzione di quello del Ronco avvenne il 24 ottobre 1944. La ricostruzione fu iniziata dai soldati inglesi nel novembre dello stesso anno e fu completata nel gennaio 1945.

Poco oltre il Ronco Lido si trova la località Grotta che prende il nome da un podere che è stato di proprietà del conte Filippo Guarini sul quale insisteva la Villa Tibano alla quale era annesso un Oratorio pubblico. Fu chiamata "Grotta" perché il terreno era anticamente boscoso, tagliato a metà da un profondo rio tuttora esistente, sulla sponda sinistra del quale nel 1270 fu realizzato un eremo che fu dedicato alla Madonna della Neve. In origine di proprietà dei monaci della Badia di San Mercuriale, poi ceduto ai Servi di Maria. Nel 1282 si rifugiò nell'eremo padre Filippo Benizi (1233 - 1285 proclamato santo nel 1671) per sottrarsi all'ira dei ribelli forlivesi dopo che era stato incaricato da papa Martino IV di predicare in varie città d'Italia, compreso Forlì, la pace tra le fazioni guelfa e ghibellina, i cui scontri stavano insanguinando varie località. Durante la sua missione in città ebbe modo di convertire Pellegrino Laziosi, tra i capi di una delle fazioni in lotta e primo persecutore dello stesso Benizi che in seguito all'incontro decise di entrare tra i serviti, divenendone poi il santo più venerato ancora oggi in tutto il mondo. 

San Pellegrino, vissuto tra il 1265 e il 1345, apparteneva alla famiglia dei Laziosi che, fino alla metà del XV secolo, fu costantemente faziosa. Secondo diversi storici si deve ritenere fondato l'episodio che coinvolse Pellegrino e Filippo Benizi, priore generale dei Servi di Maria, che da tradizione si vuole che sia stato malmenato da alcuni giovani tra i quali si trovava lo stesso Pellegrino. Si parla di una riconciliazione fra i due, avvenuta lungo la via 

Emilia, verso Forlimpopoli. Secondo una credenza che non risale oltre il XVII° secolo, l'incontro sarebbe avvenuto a 5 chilometri da Forlì, presso il fiume Ronco, dove poi venne eretto l'Oratorio della Grotta. Nella medesima circostanza il futuro santo (fu canonizzato nel 1726 da Papa Benedetto XIII) si votò al servizio degli infermi e decise di farsi Servo di Maria. Si tratta dello stesso Oratorio la cui proposta di demolizione avanzata a più riprese tra il XVII e il XVIII secolo dalla proprietà fu oggetto di contesa con i vescovi forlivesi dell'epoca e che venne definitivamente abbattuto nel 1785. A questa data risale infatti l'ampliamento della strada "nazionale per Meldola" e il trasferimento dell'affresco della Madonna della Grotta in un edicola votiva presso il Ronco. 

 

Non si può non evidenziare lo stato di totale degrado del Ronco Lido delle sue strutture e del parco, ad eccezione di un campo da calcio, dell'annesso campetto per gli allenamenti e dei relativi spogliatoi. Da tempo in occasione delle campagne elettorali locali la vicenda viene ripresa da qualche candidato, per poi dimenticarsene qualche mese dopo. È avvenuto così anche nei mesi scorsi quando per chiarire la situazione è intervenuto il Coordinatore del locale Quartiere Ronco, specificando che "La struttura del Ronco Lido è cosi da circa 15 anni. Abbandonata ai destini legali di una pluriennale diatriba giuridica che ancora tiene sotto scacco la struttura... Da anni ci battiamo per poter ottenere un Patto di Collaborazione, ancora non ottenuto per via di lungaggini burocratiche ed organizzative, al fine di mantenere almeno lo stato attuale, e se possibile migliorarlo". Tanto che, proseguiva la nota: "Ogni anno vengono organizzate nel parco, ad opera del Comitato del Ronco e della Forlì Trails, delle Camminate lungo il Ronco, Feste di Quartiere e Corsa campestre lungo l’argine del Fiume Ronco, attuale sede della via Romea - Germanica".

Si tratta di un contenzioso che investe il Comune di Forlì, proprietario dell'area, e la società che si era costituita per gestire il Ronco Lido e che ebbe la concessione dell'area. La vertenza nacque nel momento in cui i nuovi gestori non furono in grado di proseguire, per uno sforamento molto sostanziale del preventivo di spesa, i lavori di ristrutturazione dell'edificio che comprendeva le attività di bar e di ristorazione. Chissà quando si potrà ridare decoro a un'area di grande interesse naturalistico e ricca di storia locale? 


Gabriele Zelli

giovedì 3 ottobre 2019