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Tre domande a Gianluca Zattini

Tre domande a Gianluca Zattini

In vista delle elezioni amministrative di maggio 2019 a Forlì, il primo nome ad essere uscito allo scoperto è quello del candidato sindaco del centro-destra, Gianluca Zattini. Medico chirurgo odontoiatra e attuale primo cittadino di Meldola al secondo mandato, Zattini è sostenuto da Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Nuovo Psi, Noi Forlivesi, Udc e Repubblicani. Poiché “l’alternanza è il sale della democrazia”, il sindaco di Meldola è pronto a scendere in campo per Forlì.

 

Quali sono i punti chiave del vostro programma?

 

Ancora è in atto un percorso conoscitivo con le forze che mi appoggiano e un dialogo con associazioni e cittadini. Però le nostre linee guide mettono in primo piano il tema del potenziamento della percezione di sicurezza e la questione dello sviluppo economico legato alle infrastrutture. Su questo fronte, va ripensata, in primis, la connessione di Forlì con il porto di Ravenna. Non mancheranno pressioni a livello regionale per snellire una burocrazia che è d’impedimento all’impresa e un confronto con i cittadini per sciogliere alcuni nodi sulla viabilità, soprattutto nel forese. Tra le nostre priorità c’è poi il centro storico di Forlì. Vanno riviste alcune decisioni sui movimenti dei mezzi pubblici in quest’area e vanno valutate le proposte di associazioni e commercianti. Un’inversione di rotta è necessaria, perché se il centro è in difficoltà lo è tutta la comunità. L’aspetto programmatico che privilegiamo è l’ascolto: a Forlì c’è una ferita aperta tra cittadini e amministrazione, mentre le istituzioni dovrebbero essere sentite come alleate.

 

Come sono gli equilibri interni a una coalizione così ampia?

 

Grazie all’appoggio dei partiti di centro-destra, riusciamo a essere rappresentativi di una grande fetta della città. A questa componente, sarà affiancata anche una lista civica, che raccoglie quanti non si riconoscono nei partiti. La coalizione è ampia, ma si muove in modo coeso. Negli ultimi 60 anni Forlì ha conosciuto una sola forza politica al timone: un cambio ai vertici può portare nuove visioni per una città che cerca il cambiamento. A quanti polemicamente mi fanno notare che non sono “il nuovo” chiedo di essere valutato per quello che ho fatto e che ho in progetto di fare, cioè di dare a Forlì, che un tempo era la capitale della Romagna, la capacità di riappropriarsi del proprio potenziale. I destini della città devono giocarsi qui, non a Bologna: Forlì non deve avere padroni esterni. Non voglio vincere, ma convincere. E per farlo non presterò il fianco a una politica urlata e fatta di insulti e personalizzazioni.

 

Cosa salva di quanto è stato fatto per la città in questi anni?

 

Aver fatto di Forlì una città universitaria, anche se questo aspetto deve diventare un vero e proprio volano di sviluppo economico. Sul fronte culturale, con le grandi mostre ai Musei San Domenico è stato fatto molto e Forlì vanta un fiore all’occhiello, che è il mondo del volontariato. Il ragionamento che stiamo impostando, comunque, punta sulla discontinuità politica e amministrativa e in questi cinque mesi porteremo avanti un ascolto attivo per strutturare un progetto di cambiamento.


Laura Bertozzi

venerdì 11 gennaio 2019