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La scuola del “BuonVivere”?

La scuola del “BuonVivere”?

La notizia si era sparsa in un attimo nell’intero globo. A Forlì si stava organizzando una settimana straordinaria. L’hanno chiamata “La Settimana del Buon Vivere”. Sette giorni spensierati, colmi di cose buone: i cibi migliori, i ristoranti a disposizione con ricette straordinarie, i vini più costosi, parole, opere ed omissioni. Ce n’era per tutti i gusti.

Proposto un programma di iniziative da fare invidia al G8 e quindi città blindata. Dentro le mura, a spintoni, gli entusiasti, i diffidenti, gli agnostici, i pessimisti, i curiosi, gli affamati e assetati, gli imbucati: tutti riuniti per captare il Verbo del Vivere Bene. “Come si fa? Te lo insegnamo noi”... Era questo il sottotitolo della Settimana.

Autoarticolati stracolmi di saggezza e cultura hanno scaricato le merci in Piazza Saffi. Fra queste anche “testimonials” famosissimi. Qualche nome per dare un’idea: Neri Marcorè, Serena Dandini, Lella Costa, Geppi Cucciari. Certo: gente preparatissima. Che poi dicessero qualcosa era pleonastico, bastava la presenza.

Né si potevano dimenticare i giornalisti, i sociologi, i fotografi famosi, i commentatori professionisti. I temi degli interventi? “Odisseo all’isola dei Feaci”. “Il punto di vista della virgola”, “Il fattore R”, “Personae” (il latino fa sempre colpo…) ecc… Roba semplice, scaricata a palate.

I sette giorni sono finiti da poco.
Il bilancio?
Finalmente la città libera e soprattutto la sensazione di un’”autocelebrazione” su un tema che fa a pugni con la realtà.

Scriveva Oscar Wilde:”La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri”.


Leonello Flamigni

giovedì 28 settembre 2017