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il “Burrafone”…

il “Burrafone”…

Un grido d’allarme seguito da una protesta ha recentemente tenuto banco nelle cronache cittadine ed extra cittadine. Tanto da attivare un’interrogazione parlamentare a cui hanno partecipato attivamente sette onorevoli più il vice del vice Presidente della Camera e al Senato tre senatori e il Presidente a vita di turno (costretto dalla carica perenne).

Si tratta della quasi scomparsa del “marafone”, gioco storico, nobile e tradizionale della Romagna (con varianti nelle varie città: per esempio nel Ravennate lo chiamano “beccaccino” e non se ne conosce il motivo). E’ un gioco che discende dal “tresette” con l’aggiunta della briscola. Scuole di antenati e nonni lo insegnavano ai nipotini appena svezzati e lo giocavano col coltello sotto le panche delle osterie.

E’ scomparso quasi totalmente, sconfitto da un nuovo astro delle carte: il “burraco”. E’ una miscela nata, pare, nel Meridione ed esportata, assieme alla criminalità organizzata, al Nord. Un mix di ramino, scala quaranta, canasta. Il tutto assemblato in un meccanismo distribuito in 11 carte, mazzetti vari, “matte”, burrachi puri e impuri. Peggio di un quadro di Picasso. Vince, alla fine, chi ha più fondo schiena (nei tornei si dice in altri modi...).

Lo giocano tutti a tutte le ore, a pranzo, a cena, per merenda, col the, nelle sale d’aspetto e in viaggio. Tornei dappertutto, organizzati da tutti. A quanto pare splendido pretesto per adulteri in crescita allarmante.

E il povero “marafone” relegato fra i sopravvissuti di una razza in estinzione. Per questo è scattata un’ordinanza pubblica perentoria: d’ora in poi si giocherà soltanto a “burrafone”. Le regole? Si inventeranno dopo.


Leonello Flamigni

venerdì 9 febbraio 2018