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L’EPIDEMIA DI “INFLUENCER”

L’EPIDEMIA DI “INFLUENCER”

Raccolta al volo in un bar del centro.

“Ciao. Sai che oggi sono un influencer? Non credevo…”

Non credevi cosa? Che si potesse prendere anche d’estate?

“Ma no… cos’ha capito? Sono un influencer…”

Ti sei trasformato in un virus?

Eccetera eccetera.

C’è poco da scherzare. Oggi è fondamentale e si possono fare quattrini a palate. Dicono…

Basta creare un proprio profilo (nel senso di identità) su Instagram e si comincia a scrivere, navigando sul mare magnum del web. Ma non è che si può scrivere e basta. E’ necessario scegliere un oggetto che capita fra le mani tutti i giorni e iniziare a parlarne. E’ buono, non è buono, è bello non è bello, è interessante e non lo è…Un esempio. Scegli un dentifricio. Non c’è neanche bisogno che lo usi e lo conosci. Basta affermare ogni giorno che è il migliore, che ha uno straordinario odore di Eden, che cattura anche i resti del cibo che mangi il giorno dopo, che ti fa un sorriso alla Berlusconi o alla Julia Roberts, che ti rende affascinante perché quando apri bocca è meglio di un profumo Dior e, a seconda del sesso, ti assaltano frotte di sedotti…

E così diventi un “influencer” mondiale. Devi però raccogliere almeno centomila “followers” che ogni giorno ti leggono. A quel punto entri nel ranking globale e tutti i produttori di dentifricio ti coprono di milioni. Fai parte del “Management Lab”. E così ti fidanzi con Chiara Ferragni o con Fedez e vivi cent’anni felice e contento. E ricco.

E se poi ti apri anche un “blog”, allora sei al culmine della tua esistenza e puoi anche essere invitato da Fazio a “Che tempo che fa”.

O tempora o mores…


Leonello Flamigni

venerdì 13 luglio 2018