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UNA CITTA’ DA BERE… PIANO

UNA CITTA’ DA BERE… PIANO

Genitori preoccupati: alle elementari e soprattutto alle medie forlivesi, i bambini stanno appassendo come fiori. Pallidi, emaciati, con malattie alle ossa dovute agli zainetti colmi di cose per lo più inutili nella mattinata in corso. Finita le lezioni, arriva il bello: venti pagine di dettato, un libro intero da leggere e memorizzare, millanta operazioni di matematica, di scienze, di fisica (per fortuna non ancora nucleare).

Nozioni geografiche a go go, storia fin dal neolitico e poi temi a catinelle sullo scibile umano. Tempo di realizzazione: un intero pomeriggio fino a sera, cena e ripassata finale. Tv? Neppure parlarne. A letto subito intronati fino alla scuola del giorno dopo, con relative “verifiche” (decine) che non si capisce bene cosa sono e a cosa servano. Fuori, nel frattempo, giardini deserti, campi di calcio deserti, biciclette appese… Che tristezza. Ma vogliamo fare vivere l’infanzia e la prima adolescenza?

Forlì ha risposto alle primarie PD. Molti voti si sono negli anni persi per strada, ma non è andate male… dicono gli addetti. Il fratello di Montalbano è sul trono della Sinistra e parla di “unità e riforme”. Uno dei problemi da sciogliere è quello di trovare un sindaco per questa città o perlomeno aiutare a trovarlo fra le file “di casa”.

Poi la città che si lamenta continuamente: parcheggi pochi e cari, lavori in corso dappertutto con strettoie infinite, il Centro che langue (che poi non è vero perché si è fatto molto, ma non basta), affitti troppo cari per i negozi, illuminazione un po’ misera… Sicurezza? Beh, fino ad ora, sufficiente che non è poco.

Infine, l’epopea dei rifiuti. Cassonetti addio, viaggi notturni della gente a depositare davanti a casa, qualche mugugno immancabile, ma “Alea iacta est”.

Morale: Forlì è una citta da bere. Ma piano.


Leonello Flamigni

venerdì 8 marzo 2019