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19 luglio 2019

Tempio Malatestiano

A Rimini il Tempio Malatestiano celebra l’uomo, l’amore e la vittoria sulla morte

Da tempo sostengo che la storia e le bellezze artistiche della nostra Romagna andrebbero rivalutate e fatte oggetto di percorsi che potrebbero attirare turisti da ogni parte d’Europa e non solo. Oltre a Ravenna che andrebbe ancora maggiormente valorizzata per ciò che offre, il caso di Rimini è particolarissimo. Nota in tutto il mondo per le sue spiagge e le sue sale da ballo, la città natale di Federico Fellini è senz’altro meno conosciuta per la sua storia bimillenaria e i suoi monumenti, primo tra tutti il Tempio Malatestiano voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Il motivo che portò fama al nome il signore di Rimini dopo la sua morte non è legato alle avventure militari o alle instabili vicende politiche di cui si rese protagonista, bensì all’azione svolta di mecenate nel campo delle arti e della cultura. Intorno alla metà del XV secolo, infatti, la corte riminese divenne punto di aggregazione di letterati e di artisti tra i più raffinati dell’epoca, un centro dove si studiava approfonditamente la lingua e la cultura dell’antica Grecia.
Nel campo dell’architettura Sigismondo intervenne innanzitutto ordinando la costruzione di Castel Sismondo, la sua nuova residenza. Negli anni successivi fece poi iniziare i lavori di restauro della chiesa di San Francesco, che da un secolo ospitava le tombe dei Malatesta e che per questo motivo aveva goduto di ricchi e generosi lasciti. Oggi sono in molti a sostenere che non vi sia in Italia altro monumento, a parte la cupola di Santa Maria del Fiore di Firenze, che abbia diritto quanto il Tempio Malatestiano a porsi a emblema precipuo del Rinascimento.
Il Tempio Malatestiano, che i riminesi abitualmente chiamano il Duomo, è la chiesa più importante della città. Sull'area in cui sorge il Tempio, sin dal IX secolo, è documentata l’esistenza di una chiesa, detta Santa Maria in Trivio, sulle cui rovine nel XII secolo ne fu edificata un’altra in stile gotico, intitolata a San Francesco e retta dall'ordine francescano.

 

 

Marco Viroli
 
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12 luglio 2019

Mastro Titta e l’esecuzione dei carbonari romagnoli Targhini e Montanari

Per completezza d’informazione e per dare un giusto seguito al mentelocale del numero scorso di Diogene, va aggiunto che il boia romano Mastro Titta, per oltre sessant’anni al servizio dello Stato della Chiesa, oltre che agli autori del fallito attentato al cardinale Rivarola, dedicò le proprie attenzioni particolari ad altri carbonari romagnoli di cui vi raccontiamo la triste storia.

Angelo o Angiolo Targhini, nato a Brescia da madre cesenate e padre bresciano nel 1799, e Leonida Montanari, nato a Cesena nel 1800, erano membri di una delle cosiddette "vendite", le riunioni segrete carbonare. Furono arrestati per aver tentato di uccidere un infiltrato, condannati a morte per "lesa maestà" e giustiziati tramite decapitazione.

Marco Viroli
 
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2 luglio 2019

La pineta di Ravenna

Scenario del fallito attentato a un cardinale

D’estate, per lenire la calura, si va al mare e spesso si prediligono le località che oltre alla spiaggia possono offrire un ulteriore refrigerio grazie alla fresca ombreggiatura offerta da una pineta. Ciò accade in particolare nel litorale ravennate, dove la fascia verde a ridosso della spiaggia è stata in gran parte preservata e salvata dalla cementificazione.
Non tutti però sanno che, nella prima metà del XIX secolo, la pineta di Ravenna fu scenario del fallito attentato a un alto prelato dello Stato della Chiesa che a quei tempi, dopo la breve dominazione napoleonica, era tornato ad amministrare le Romagne.
Nel 1823 la morte di papa Pio VII Chiaromonti, cesenate, uomo d’idee moderate, aveva spianato la strada all’elezione del cardinale reazionario Annibale Della Genga, ben visto dagli austriaci, che era divenuto papa col nome di Leone XII.
 

Marco Viroli
 
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21 giugno 2019

Vitignanostock Rock Party, Venerdì 28 e sabato 29 giugno la nuova edizione del festival

Due giorni di musica al parco urbano

Venerdì 28 e sabato 29 giugno torna il festival musicale Vitignanostock, ospitato quest’anno nella splendida cornice del parco Urbano “Franco Agosto” a Forlì, davanti alla Collina dei Conigli.

La principale novità del 2019 è rappresentata proprio dalla location: dopo nove edizioni svoltesi nelle colline meldolesi nel parco di Rocca delle Caminate, il festival entra nella città di Forlì con il suo format oramai collaudato.

Nel corso delle due giornate sarà allestita la speciale mostra "Tesori Abbandonati": un gruppo di esploratori di ambienti e luoghi abbandonati esporranno foto che ne immortalano la storia nel tempo.

Marco Viroli
 
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