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22 marzo 2019

L’Associazione Culturale Direzione 21 in collaborazione con il Comune di Forlì presentano:

Dante. Tòta la Cumégia V Edizione

Non fu certo per caso che il Sommo Poeta decise di far uso della lingua parlata dal popolo piuttosto che del latino per scrivere la sua opera più importante. Com’è noto Dante Alighieri fu il primo a comporre un poema in lingua volgare ed è per questo considerato padre della lingua italiana. Oggi la Divina Commedia è tradotta in molte lingue e rappresenta la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale, nonché una tra le più grandi opere in assoluto della letteratura universale e del genio umano.
Dante passò in esilio gli ultimi vent’anni della sua vita e trascorse molti di questi in Romagna, prima a Forlì, poi a Ravenna. Qui compose gran parte della Comedìa. Il grande poema ha perciò radici profonde nella nostra terra e nella nostra città, come dimostra il fatto che i romagnoli vi compaiono con grande frequenza, secondi solo ai toscani.
 

Marco Viroli
 
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11 marzo 2019

Il forlivese che partecipò alla Disfida di Barletta

Oggi sarebbe un pilota di moto GP?

Strana razza quella dei romagnoli, un tempo violenta e spietata, votata alla guerra! Nel Medioevo, per campare, i romagnoli spesso diventavano condottieri o soldati di professione. Scrive a tal proposito Aristarco (alias Roberto Casalini) nel suo libro “Che vigliacaz de rumagnôl spudé” (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2009): dalla Romagna «terra di violenze e di sangue … repubbliche, papi,  sovrani e signori trassero gran parte delle loro milizie di ventura: la Romagna del Quattro e Cinquecento è uno straordinario bacino di combattenti e la grande matrice di celebri condottieri. Vengono da qui il primo grande capitano di ventura della storia italiana, Alberico da Barbiano e - alla rinfusa - Uguccione della Faggiuola, Guido da Montefeltro, Guidarello Guidarelli, Sigismondo Pandolfo Malatesta, Muzio Attendolo Sforza…». Quest’ultimo in particolare diede origine a un’importante discendenza «che annovera tra i suoi più grandi il figlio Francesco Sforza, signore di Milano, e il suo tardo nipote Giovanni dalle Bande Nere, il figlio di Caterina Sforza, l’ultimo dei grandi capitani di ventura della storia italiana…». Fino ad arrivare a Cosimo de’ Medici, primo granduca di Toscana, figlio di Giovanni dalle Bande Nere e Maria Salviati.

 

Marco Viroli
 
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22 febbraio 2019

DAL 24 AL 31 MARZO TORNA LA SEGAVECCHIA CON UN’EDIZIONE PIÙ FORTE CHE MAI!

NE PARLIAMO CON MIRCO CAMPRI PRESIDENTE DELL’ENTE ORGANIZZATORE DELLA FESTA

Dopo un’edizione, quella 2018, vissuta in tono minore a causa dei numerosi adempimenti posti dalla burocrazia e salvata grazie alla volontà e all’amore dei forlimpopolesi, torna dal 24 al 31 marzo 2019 la Segavecchia e torna per stupire e per consolidarsi come una tra le più antiche feste della tradizione romagnola.

Mirco Campri, presidente dell’Ente folkloristico e culturale forlimpopolese che da anni organizza la kermesse di metà Quaresima sottolinea: «Le novità di questa edizione saranno molteplici, anche se la vera novità sarà paradossalmente che, torneremo a fare la Segavecchia nella sua versione più ricca e originale.

Marco Viroli
 
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8 febbraio 2019

Ugolino da Forlì

L' inventore del pentagramma

Se c’è una cosa che non manca a Forlì sono i santi protettori: San Mercuriale, San Valeriano, San Pellegrino Laziosi. Da circa sei secoli, però, la prima patrona della città è la Madonna del Fuoco. In più occasioni abbiamo scritto del miracolo che avvenne nella notte del 4 febbraio 1428, quando dall’incendio della casa-scuola del maestro Lombardino Brusi da Rio Petroso (l’attribuzione del cognome è avvenuta recentemente da parte di alcuni storici, tra cui Piero Ghetti) venne estratta intatta solo una preziosa xilografia su carta, recante l’immagine della vergine.
Tra i vari testimoni che scrissero dell’evento miracoloso vi furono il pittore e storico Giovanni di Mastro Pedrino, pseudonimo di Giovanni Merlini (Forlì, 1390 ca.-1465), e il cronista Giovanni Pansecco. Tuttavia un altro importante personaggio forlivese, Ugolino Urbevetano (Forlì, 1380 ca.-Ferrara, dopo il 1457) pare abbia assistito con i propri occhi all’evento prodigioso.

 

Marco Viroli
 
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14 dicembre 2018

La Romagna sotto l’albero 2018