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“Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” volume 3 di Marco Viroli e Gabriele Zelli

Seconda e ultima parte dell’estratto dal libro.

“Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” volume 3 di Marco Viroli e Gabriele Zelli

Seconda e ultima parte dell’estratto dal libro di prossima uscita “Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” volume 3 di Marco Viroli e Gabriele Zelli. Il libro sarà edito dal «Ponte Vecchio» di Cesena e si troverà in vendita da metà novembre in tutte le principali librerie della Romagna e sui maggiori siti di vendita online. Buona lettura!

Cinquant’anni fa fioriva il breve sogno
dell’Isola delle Rose

Nel breve arco di vita dell’Isola delle Rose furono elaborate le più fantasiose teorie sulla sua origine e sulle sue finalità: centro di spionaggio, televisione pirata, presidio pre-invasione di potenze occidentali. In pieno clima di Guerra Fredda, in molti affermavano di esser certi che a difesa della piattaforma vi fossero i sottomarini sovietici.
A Rosa fu attribuita l’intenzione di volervi aprire un casinò, un distributore di benzina, un night, tutto ovviamente esentasse, e di voler svolgere attività di vendita di contrabbando.
La libertà dello Stato al largo di Rimini in poche settimane conquistò il cuore di migliaia di persone in Italia e in Europa. In tanti vedevano in quella piattaforma in cui si parlava una lingua comune, il sogno di giustizia e uguaglianza, di pace e di progresso che tanto era in voga in quegli anni. L’eco della Summer of Love di San Francisco dell’anno prima, del Maggio francese e della Primavera di Praga stavano facendo breccia anche tra i giovani italiani.
Purtroppo questo sogno ebbe vita brevissima. Il 25 giugno 1968, appena 55 giorni dopo la proclamazione dell’indipendenza, lo Stato italiano dichiarò l’embargo e occupò militarmente l’Insulo de la Rozoj.
Ad agosto, il ministero della Marina mercantile inviò alla Capitaneria di Porto di Rimini un dispaccio, in cui veniva formalmente intimato a Rosa di demolire la piattaforma. L’ingegnere presentò ricorso che fu respinto. Nel frattempo, il 30 settembre 1968, le Autorità italiane stimavano che la demolizione dell’isola sarebbe costata circa 31 milioni di lire, all’incirca il prezzo che era costata la costruzione all’ingegner bolognese.
Nonostante l’interessamento di alcuni esponenti politici, il 29 novembre 1968, a Rimini furono sbarcati a terra tutti i materiali trasportabili trovati sulla piattaforma. In breve arrivarono le navi della Marina Militare, un barcone da trasporto e dei sommozzatori per minare la struttura.
La struttura resistette a due successive esplosioni controllate (11 e 13 febbraio 1969) che però produssero l’effetto di danneggiarla gravemente. Ridotta a una rovina in mezzo al mare, mercoledì 26 febbraio 1969, l’Isola delle Rose scomparve definitivamente tra le onde di una burrasca invernale. Lo Stato libero del Mare Adriatico non esisteva più.
In un’intervista al quotidiano «La Stampa», pubblicata il 10 settembre 2012, alla domanda se trovandosi nella stessa situazione di allora avrebbe rifatto tutto ciò che aveva fatto, Giorgio Rosa rispose: «Pentito? No assolutamente, non ho mica ucciso nessuno! Se lo rifare? Conoscendone l’esito, no, perché non amo ripetere gli errori. Anzi, forse fu più un peccato d’ingenuità. La piattaforma mi costò 30-35 milioni di lire. Comunque mi sono rifatto abbondantemente: ho esercitato la libera professione con molta fortuna, i miei clienti dopo tutta questa reclame crebbero del 100-140%. E poi, in un certo senso sono passato alla storia se dopo tutti questi anni se ne parla ancora».
Il 2 marzo 2017, Giorgio Rosa si è spento all’età di 92 anni. Con lui è terminata la storia del progetto di un visionario ingegnere bolognese, “romagnolo inconsapevole”, ma il suo sogno non è caduto nell’oblio. In molti hanno tratto ispirazione dalla storia dell’Isola delle Rose per scrivere libri o girare film o documentari. Perché i sognatori vengono e vanno, ma i grandi sogni continuano a vivere di vita propria e non muoiono mai.

 


Marco Viroli

giovedì 25 ottobre 2018